Come siamo arrivati a questo punto?

Lettera aperta ai videogiocatori

Le discussioni sui videogiochi sembrano ormai sempre più dominate dalle polemiche, spesso legate a questioni di rappresentazione o inclusività piuttosto che alla qualità del prodotto. Perché siamo così spaventati dalle cosiddette “tematiche woke”?


Il caso Intergalactic

Durante i Game Awards 2024, Naughty Dog ha presentato Intergalactic: The Heretic Prophet, un RPG fantascientifico che segna il ritorno dello studio con una nuova IP dopo il successo di The Last of Us (2013).

Il gioco segue Jordan A. Mun, una cacciatrice di taglie interpretata da Tati Gabrielle. Tuttavia, il trailer ha diviso il pubblico.

Da un lato, molti hanno apprezzato il coraggio dello studio. Dall’altro, non sono mancate accuse di “eccessiva woke-ness”, con critiche rivolte alla scelta di una protagonista femminile nera e indipendente. Naughty Dog ha persino disattivato i commenti sul trailer ufficiale, una decisione vista come segnale di consapevolezza rispetto alle possibili reazioni negative.


La risposta di Neil Druckmann

Neil Druckmann, direttore creativo dello studio, ha risposto alle critiche in un’intervista a AS.com, esortando i giocatori a non trarre conclusioni affrettate:

“I giocatori non hanno ancora una comprensione completa del gioco. Ogni scelta narrativa e di design è parte di una visione ben precisa.”

Druckmann ha sottolineato che Naughty Dog è sempre stato un pioniere nell’esplorare nuove tematiche e modalità narrative.


La paura del “mostro woke”

Le critiche non sono una novità. Anche The Witcher 4 ha affrontato un backlash simile per dichiarazioni legate all’inclusività. Ma perché la rappresentazione ci mette così a disagio?

Una volta, i giocatori si sorprendevano di fronte a storie profonde e innovative. Oggi, ogni tentativo di rappresentare diversità viene percepito come una minaccia, dimenticando che molte delle opere più acclamate degli ultimi anni integrano queste tematiche.


Giochi woke ante litteram

Ecco alcuni giochi che, con la sensibilità odierna, verrebbero etichettati come “woke”:

  1. The Last of Us Part II: Ellie e Abby, personaggi che sfidano stereotipi di genere e orientamento sessuale, hanno aperto nuove prospettive narrative.
  2. Metroid (serie): Samus Aran ha rivoluzionato gli anni ’80, sfidando le aspettative di genere.
  3. Hellblade: Senua’s Sacrifice: Affronta il tema della salute mentale con una protagonista vulnerabile e coraggiosa.
  4. Control: Jesse Faden ribalta i ruoli di potere in una narrazione surreale.
  5. Life is Strange (serie): Esplora temi come identità, bullismo e orientamento sessuale con un approccio empatico.
  6. Nier: Automata: 2B offre una riflessione filosofica sulla complessità dei personaggi femminili.
  7. Mirror’s Edge: Faith Connors, donna asiatica, rappresenta una resistenza simbolica contro il sistema oppressivo.
  8. Portal (serie): GLaDOS, figura femminile complessa e ambigua, sfida gli stereotipi di potere.

Il vero problema dei giochi recenti

Le difficoltà di titoli come Concord, Starfield o Dragon Age: The Veilguard non derivano dalle loro tematiche “woke”, ma da questioni strutturali:

  • Concept deboli
  • Errata analisi del mercato
  • Scrittura non all’altezza
  • Promesse non mantenute

La rappresentazione non è una minaccia, ma un arricchimento. Un gioco può fallire per cattiva esecuzione, non per la diversità del cast o per scelte narrative audaci.


Riflessione finale

Che cosa ci è successo? Forse dovremmo smettere di vedere nemici immaginari e tornare a lasciarci sorprendere dai mondi e dalle storie che i giochi possono raccontarci.


Fonti

  • AS.com – Intervista a Neil Druckmann
  • Trailer ufficiale di Intergalactic (YouTube)
  • Analisi critica dei giochi citati tramite fonti pubbliche e recensioni verificabili.

Una replica a “Come siamo arrivati a questo punto?”

  1. RiccardoCheSimpaticone

    Al di là dei titoli che hai citato, inserire un tema inclusivo in modo e quantità forzate e senza un’adeguata struttura narrativa al solo scopo di risultare più “appealing” al pubblico è un errore di esecuzione e di intenzione che già a priori compromette la qualità di un racconto.

    Allo stesso modo sono d’accordo che affibbiare l’etichetta woke ad un titolo solo perché nel teaser si vede che la protagonista è donna, scura di pelle, pelata e dalla personalità sfacciata è un pregiudizio bello e buono.

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