Avowed – Recensione di un RPG con grandi ambizioni, ma un piccolo cuore

Avowed è l’ultimo figlio di Obsidian, cresciuto all’ombra dei suoi fratelli più colti (Pillars of Eternity) ma mandato nel mondo con una spada, qualche incantesimo e l’idea fissa di essere accessibile. Il risultato è un action RPG in prima persona ambientato nel mondo di Eora, dove esplori una regione chiamata “Living Lands” che, ironicamente, sembra morta dentro a tratti.

Tu sei un emissario dell’Aedir, che è un po’ come dire “sei importante, ma non chiedere perché”, mandato a risolvere una minaccia magica che sta corrompendo la terra. Tipo l’inquinamento, ma fantasy.

Cose che funzionano (e per un attimo ti illudono)

Il worldbuilding regge – Nonostante sia stato cucinato con gli avanzi narrativi di Pillars, riesce comunque a offrire un’ambientazione intrigante. Le Living Lands sono belle da vedere e abbastanza varie da farti venire voglia di esplorare. Ogni tanto ti fermi, guardi un panorama e pensi: “Magari oggi il gioco migliora.”

Level design sorprendentemente intelligente – Le mappe offrono percorsi multipli, scorciatoie ben piazzate e una struttura che ti guida senza tenerti per mano. È come avere un GPS che non ti insulta, ma ti lascia fare il figo con le strade secondarie.

Combat system: semplice ma non stupido – Non è Dark Souls né Divinity, ma riesce a trovare un suo equilibrio tra incantesimi, abilità e armi. Ti fa sentire competente anche se stai premendo tasti a caso mentre pensi “Cosa mangerò stasera?”

Cose che ti fanno alzare un sopracciglio per poi sbadigliare

Missioni prevedibili come il finale di una sitcom anni ’90 – Vai lì, trova quello, torna indietro per andare avanti. Il gioco ti offre la libertà di scegliere come arrivare alla noia, ma non riesce mai a evitarla davvero.

Storia principale: parte bene, si sviluppa male e finisce peggio– L’incipit è interessante, ma poi tutto si appiattisce. La minaccia magica non sembra mai troppo minacciosa, e tu continui a sperare che ci sia un twist… e invece no.

Personaggi secondari da “incontra & dimentica” – Ce ne sono tanti, ma sono scritti con la profondità emotiva di un sasso. Le loro motivazioni sembrano abbozzate a fine giornata da uno stagista con la febbre. Difficile affezionarsi, impossibile ricordare i nomi.

Conclusione

Avowed è un gioco che fa il suo dovere, ma con l’entusiasmo di un dipendente statale al venerdì pomeriggio. Ha buone idee, una struttura solida e quel fascino da “Obsidian sa il fatto suo”, ma non riesce mai a diventare qualcosa di memorabile.

Vale i soldi? Se sei orfano di Skyrim, hai già rigiocato The Outer Worlds e hai voglia di esplorare un mondo interessante senza troppo sforzo emotivo… allora sì. È un 6 pieno, che però si porta dietro un sospiro lungo tutta una campagna.

Voto: 6/10.

Sufficiente, competente, ma con il carisma di un messaggio automatico su LinkedIn.

Una replica a “Avowed – Recensione di un RPG con grandi ambizioni, ma un piccolo cuore”

  1. Fabrizio Destefano

    Davvero una bella analisi. Adoro i commenti simpatici e personali che comunque non oscurano l’analisi tecnica e più oggettiva del titolo.

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    Avatar Fabrizio Destefano

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