Clair Obscur: Expedition 33 – Vivere nel chiaroscuro, pensare oltre le false dicotomie

Nel mondo di Clair Obscur: Expedition 33, la luce e l’ombra non si combattono: si cercano, si sfiorano, si definiscono a vicenda. Non è solo un tratto artistico, ma una visione del mondo. Il titolo stesso evoca il chiaroscuro, tecnica pittorica che diventa qui struttura estetica, etica e narrativa. E a renderlo davvero radicale è il fatto che questa logica del “tra” – tra bianco e nero, tra pieno e vuoto – si traduce in un pensiero contro le false dicotomie: quelle opposizioni nette che semplificano la realtà, la irrigidiscono, la privano della sua complessità.

Clair Obscur non le accetta. Le smonta.


Il chiaroscuro come anti-binarismo: pensare in grigio

Il chiaroscuro, in arte, serve a modellare volumi e dare profondità. In filosofia, può essere letto come il rifiuto di pensare in termini assoluti. Nella logica binaria che struttura la gran parte delle narrazioni videoludiche – eroe vs antagonista, luce vs tenebra, salvezza vs dannazione – Clair Obscur introduce invece l’ambiguità, il “forse”, l’incompiuto.

Il suo mondo visivo è fatto di colori pastosi, luci sfumate, architetture decadenti. Ma è nel pensiero implicito che questo stile acquista una funzione critica: il gioco decostruisce sistematicamente ogni contrapposizione netta che lo spettatore-giocatore potrebbe aspettarsi.


Le principali false dicotomie smontate dal gioco

1. Bene / Male

La Pittrice non è malvagia nel senso classico. Non ha un piano sadico, non è mossa da rancore. Eppure, il suo gesto artistico finisce per uccidere. È una divinità impersonale, estetica, forse tragica. Non si può amare né odiare del tutto.

2. Vita / Morte

In Clair Obscur, la morte non è fine. È transito. Membri della spedizione, anche di rilievo, muoiono subito ma si va avanti proprio per coloro che verranno. Maëlle/Alicia è reincarnazione, memoria incarnata. La dicotomia si scioglie: vivere è convivere con ciò che è morto.

3. Voce / Silenzio

Il personaggio muto non è escluso, ma centrale. Mentre la voce di Maëlle maschera l’intenzione, il silenzio di Alicia comunica senza espressione. La sua presenza dimostra che il linguaggio corporeo, il silenzio, il gesto possono valere quanto un dialogo. È un gioco che restituisce dignità al non detto, all’inesprimibile.

4. Umano / Divino

La Pittrice agisce con potere assoluto, ma non è onnisciente. È distante, enigmatica. I personaggi umani, invece, sono fragili ma pieni di volontà, capaci di incidere nel mondo. Il divino non è superiore: è diverso. E il gioco ci fa camminare lungo quella soglia.

5. Forza / Vulnerabilità

Ogni membro della Spedizione 33 è tanto forte quanto profondamente segnato. Il gioco ci mostra che la vulnerabilità non è l’opposto della forza, ma la sua condizione. È proprio dal lutto, dalla perdita, dalla paura che nasce il coraggio di opporsi.

Citazione che riprende il Diario Sconosciuto n°2 probabilmente scritto da Renoir

Visage/Verso: il volto assoluto della dicotomia

In Clair Obscur: Expedition 33, Visage è forse l’incarnazione più tragica e inquietante della logica delle false dicotomie. Creato come uno degli Axon – figure dipinte da Renoir, per rappresentare simbolicamente i membri della sua famiglia – Visage, o se vogliamo usare il suo vero nome Verso, assume il compito di “fare da guardia alla verità attraverso le bugie”. Ma non si tratta solo di un gioco retorico: è la sua identità intera a fondarsi su una contraddizione strutturale. Verso, infatti, non supera le dicotomie, le abita fino in fondo, al punto da farsi esse stesso volto rigido, maschera immobile, sacrificando ogni ambiguità, ogni oscillazione, ogni emozione.

Il suo modo di mentire non è libero né ironico: è programmato, funzionale a mantenere un mondo ordinato in compartimenti stagni, dove la verità e la menzogna, il giusto e lo sbagliato, il sapere e l’ignoranza non possono mescolarsi. A differenza di altri personaggi che abitano zone liminali, Verso sceglie di irrigidirsi. Sopprime la propria identità per aderire a un ruolo, impone una narrazione lineare anche quando il mondo intorno grida la sua complessità. È il volto di un pensiero assoluto che nega il chiaroscuro in nome di una forma di ordine ideologico.

Eppure, proprio questa aderenza alla dicotomia lo rende profondamente umano e tragico. Nella sua maschera, nel suo volto senza vibrazioni, c’è un dolore trattenuto, una tensione tra ciò che è e ciò che potrebbe essere. Se la Pittrice distrugge con l’arte, Verso distrugge con la semplificazione: riduce il mondo a regole, racconti, ruoli fissi. Ma il mondo di Clair Obscur non può essere ridotto. È un universo che richiede interpretazione, ascolto, dubbio. E in questo contesto, Visage è la figura che rifiuta il dubbio, che vuole essere certezza, anche a costo di rinunciare a sé stesso.

Incarna così il volto assoluto della falsa dicotomia: non perché la smascheri, ma perché la impone come unica forma di esistenza possibile, in un mondo che invece vive proprio nella tensione tra le sfumature.


Pensare al di là dell’opposizione

Clair Obscur: Expedition 33 non solo racconta una storia di lutto, identità e memoria. È una riflessione vivente sull’errore di pensare il mondo per dicotomie. In ogni sua forma – estetica, narrativa, filosofica – ci spinge a guardare oltre il bianco e nero, a sostare nei grigi, ad accettare che le cose più vere non stanno da una parte o dall’altra… ma nel mezzo.

Nel chiaroscuro, la verità non è luminosa né nascosta: è sfumata. E forse è solo accettando questa sfumatura che possiamo davvero vivere, ricordare, sentire.

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