Parole di piombo: Charlie Kirk, Disco Elysium e l’ironia tragica del terrorismo stocastico

“Non è la pistola ma chi la impugna.” Tipica argomentazione di figure come Charlie Kirk.

Argomentazione che spesso accompagnava con un innocuo “qualche sacrificio è necessario per mantenere il Secondo Emendamento”. Una frase che, nel momento in cui la pronunciava, sembrava semplice retorica patriottica; un mantra lucidato a forza di ripetizioni, quasi giusto, a sentirlo. Nessuno poteva immaginare — o forse nessuno voleva immaginare — l’ironia crudele che lo aspettava: diventare proprio quel sacrificio, l’offerta umana sull’altare di una narrativa che aveva contribuito a edificare.

Perché prima del colpo, prima del sangue, prima dell’uomo che cade davanti a un podio, ci sono sempre le parole. Idee diffuse come particelle nell’aria: invisibili, leggere, ma capaci di indurire la realtà come metallo freddo. Un’atmosfera fatta non di ossigeno, ma di discorsi, paure, minacce immaginate.

È in questa aria satura che germina il terrorismo stocastico. Nessun ordine diretto, nessun mandante, nessuna mano che indica il bersaglio. Solo un clima, un contesto, una tensione stratificata abbastanza a lungo da produrre, prima o poi, il suo esecutore.

Charlie Kirk e la sceneggiatura della violenza non intenzionale

La retorica di Kirk non chiamava esplicitamente alla violenza, bisogna sottolinearlo. Anzi, si presentava come difesa accorata della libertà, della tradizione, della nazione ferita. Ma costruiva — pezzo dopo pezzo, parola dopo parola — un mondo in cui l’America era un organismo assediato, sul punto di essere soffocato da nemici interni ed esterni.

Un mondo dove la minaccia non era un’eventualità, ma uno stato naturale.

E in un mondo così, alcuni individui non sentono più la differenza tra interpretare la realtà e agire in funzione di essa.

Tra ascoltare un discorso e completarlo con un proiettile.

Ed è qui che l’ironia diventa tragica: Kirk sosteneva che il Secondo Emendamento implicasse dei sacrifici, ma probabilmente immaginava quei sacrifici come qualcosa che spettava agli altri — ai patrioti armati, ai cittadini pronti a difendere la nazione. Non certo a lui, icona mediatica, voce del movimento.

E invece il meccanismo che difendeva a parole lo ha inghiottito, trasformandolo nella sua vittima più simbolica.

Revachol come specchio incrinato del presente

Disco Elysium descrive questa dinamica con una lucidità tale da sembrare profetica.

Revachol è una città avvolta da un rumore di fondo ideologico: slogan logori, identità esauste, fantasmi politici che sopravvivono solo come eco. Nulla accade davvero, eppure tutto ribolle nel silenzio.

Il Deserter, il cecchino anziano che spara senza ordini, è la cristallizzazione perfetta del terrorismo stocastico: un uomo che respira per decenni un’ideologia velenosa fino a convincersi che solo lui può compiere l’atto necessario.

Non uccide per comando: uccide per coerenza. (Forse la descrizione più accurata del terrorismo stocastico)

La stessa coerenza distorta che, nel nostro presente, rende comprensibile il gesto di un giovane che vede in Charlie Kirk non un uomo, ma un simbolo da abbattere per completare la narrativa che ha interiorizzato.

Foucault e il potere performativo delle parole

Nell’ estenuante studio svolto per non ferire i sentimenti dei sostenitori di Charlie Kirk mi sono imbattuto in Michel Foucault che mi ricorda che il discorso non descrive: produce.

Organizza ciò che è pensabile e ciò che è dicibile. Stabilisce quali atti sono considerabili, persino inevitabili.

Nella tragedia di Kirk, questa intuizione risplende con una crudeltà quasi matematica: un uomo che per anni ha insistito sul nesso tra armi, libertà e sacrificio diventa, nel contesto da lui stesso contribuito a plasmare, la dimostrazione vivente — e poi morente — di quel nesso.

Non perché se lo aspettasse, ma perché il suo discorso aveva già predisposto il terreno su cui il gesto altrui sarebbe fiorito.

Conclusione

La parte più inquietante di questa storia non è che le parole possano uccidere. È che, una volta installate nel tessuto della società, non hanno più bisogno di volerlo. Agiscono da sole, come vento tossico che soffia attraverso menti predisposte.

Nell’America di oggi, così come nella Revachol di Disco Elysium, il terrorismo stocastico non si manifesta come complotto, ma come nebbia: diffusa, impalpabile, inevitabile.

E nell’ironia più tragica di tutte, mentre Charlie Kirk proclamava che “qualche sacrificio è necessario”, era già avviato — senza saperlo — verso il ruolo di sacrificio perfetto.

2 risposte a “Parole di piombo: Charlie Kirk, Disco Elysium e l’ironia tragica del terrorismo stocastico”

  1. noisily18a7fe37c1

    Ottima analisi! Il richiamo al terrorismo stocastico è azzeccatissimo, è come se le vibrazioni di rabbia si liberassero dal subconscio dei personaggi per diffondersi nel mondo materiale. Questo aspetto di Disco elysium riesce a cogliere perfettamente l’essenza degli Stati uniti, un paese logorato dalla violenza e sull’orlo di una nuova guerra civile aggiungerei. Ti ringrazio per gli spunti di riflessione che, come al solito, riescono a offrirmi nuove chiavi di lettura interessantissime.

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  2. Fabrizio Destefano

    Come sempre analisi e riflessioni azzeccate che ti lasciano da pensare.

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    Avatar Fabrizio Destefano

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